San Siro e Corvetto non stanno sulla luna
Le periferie centrali e le parole giuste
In uno degli ultimi post (questo) parlavo dell’uso, da parte di alcuni media di destra, di termini come “banlieue” e “favela” per inquadrare le notizie di cronaca legate al concetto di sicurezza: un uso strumentale volto a esasperare il senso di degrado e alimentare sentimenti razzisti, classisti e nazionalisti.
Poi, in questi giorni, mi è capitato di leggere un articolo uscito su “la Repubblica” il 27 novembre 2024 e firmato dallo scrittore milanese Gianni Biondillo in cui si parla delle proteste avvenute a Corvetto dopo l’omicidio di Ramy Elgaml provocato dall’inseguimento frenetico di una macchina dei carabinieri. Il titolo del pezzo è “Non chiamatela banlieue: al Corvetto è la rabbia di una generazione che abbiamo abbandonato” e in questo contesto, grazie alla negazione, l’uso del termine “banlieue” mi è sembrato molto appropriato.
Biondillo lo spiega con efficacia quando scrive: “Nessuno dei quartieri ‘difficili’ di Milano sta sulla luna. Abito in Via Padova, la strada più multietnica d’Italia, che è a dieci minuti a piedi da Città Studi. Il quartiere San Siro, quello dei ‘video trapper’, è a cinque minuti a piedi dalle ricchissime case di calciatori e notai“.
Ecco, qui il termine banlieue è usato in maniera molto sensata proprio perché stabilisce una differenza tra i quartieri difficili francesi, molto spesso delle vere e proprie cittadine satellite isolate dal resto del mondo, e quelli milanesi, altrettanto spesso molto vicini a zone ricche e centrali.
Tra l’altro la parola “luna” accostata al termine “banlieue” mi ha fatto venire in mente due film. Il primo è “Gagarine“ (2020) di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh, ambientato a Ivry-sur-Seine (città dell’area metropolitana di Parigi) nella cité Gagarine, formata da un complesso di edilizia popolare demolito nel 2020 e in cui c’era un tasso di povertà del 39%. La cité prendeva il nome da Jurij Gagarin e il protagonista del film, nelle vicende messe in scena, vuole salvare il palazzo dove vive emulando il cosmonauta sovietico ⬇️.
Il secondo film è “Il condominio dei cuori infranti“ (2015) di Samuel Benchtrit che, come scrive il settimanale francese “L’express”, “descrive la quotidianità surreale di un quartiere popolare di periferia” di Colmar, vicino Strasburgo (anche in questo caso in parte demolito) e, come si legge sul mensile (sempre francese) “Les Inrocks”, ha tra i protagonisti una signora algerina che “riceve la visita di un cosmonauta letteralmente caduto dal cielo” ⬇️.
Azzardo: Biondillo ha visto questi film e gli sono rimaste impresse queste suggestioni, questi accostamenti tra il tipico protagonista dei racconti di fantascienza lunare e il paesaggio spesso fatiscente dei quartieri periferici. Non posso sapere se è andata realmente così ma una cosa mi sembra certa: a differenza di quelli milanesi, molti quartieri difficili francesi, in qualche modo, stanno davvero “sulla luna”, perché così sono stati progettati.
Ecco, Corvetto, San Siro e Via Padova invece, sono periferie piuttosto centrali, quindi quartieri difficili, sì, ma difficili anche da ignorare, perché chiunque viva a Milano, prima o poi, ci passa, anche se solo in macchina o su un mezzo di trasporto pubblico, per qualche motivo, li attraversa.




